Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘pubblicità’

Arrivano gli spot di Natale, ma questo la vince su tutti.
La famiglia si riunisce in un suggestivo paesaggio innevato. Parenti che forse non si vedono mai, ma che comunque si stanno tutti un sacco simpatici. Il ragazzino adolescente ha sempre lo smartphone in mano. Ma che dico smartphone, un iPhone ovviamente, inquadrarlo non serve neanche, è cosa ovvia.
Piccola parentesi. Il ragazzino non è un nerd, ma un nativo digitale, quindi per lui la tecnologia è una seconda pelle, non ha certo bisogno di essere uno smanettone pallido e occhialuto per intendersi di queste cose.
Chiusa parentesi. Mentre tutti si divertono, si abbracciano, si salutano, giocano con la neve, il ragazzino ha sempre l’iPhone in mano. Registra ogni cosa, poi ogni tanto si ferma in un angolo, rivede, controlla, chissà che farà mai…

A fine giornata, ecco svelato l’arcano. Con un semplice gesto, grazie ovviamente ad AirPlay, invia sul mega televisore di casa il video della giornata trascorsa insieme, tutta dal suo punto di vista, selfie compresi.
E tutti si commuovono. Non si erano commossi salutandosi tra loro, si commuovono ora vedendosi mentre si salutano. Non si commuovono vedendo se stessi in un Natale di 10 o 20 anni prima, più giovani, più piccoli, più felici o chissà cosa. Si commuovono vedendo se stessi il giorno prima.

Traggo due conclusioni. La prima è che Natale è sempre Natale, i tempi per essere meno kitsch sono altri e una lacrima di commozione la si tiene sempre in tasca. La seconda è che, a quanto pare, quello che ci dovrebbe commuovere di più è la visione di noi stessi. Certo, con una buona colonna sonora e un buon montaggio, rallenty compresi, ma sempre noi stessi siamo.

Io ho appena scaricato le mie foto di Natale e giuro di non aver pianto. Mi sono domandata come mai vengo sempre male, perché abbiamo sempre la bocca piena, e perché c’è sempre una bottiglia in mezzo al tavolo che impegna l’inquadratura. Ma pianto no. Forse sono davvero un’insensibile…

Read Full Post »

Si sa che la Coca Cola ha una lunga tradizione di pubblicità al limite del kitsch.
Del resto, salvo rare eccezioni, alla Coca Cola non interessa vendere un prodotto – che si vende abbondantemente da sé – ma confermare l’adesione a un marchio, a uno stile, a una filosofia e chi più ne ha più ne metta.
Bene, questa volta la Coca Cola ha superato se stessa, con questo spot.

 


Sorvolando sul perché la migliore conclusione della frase “per ogni giornata nera” dovrebbe essere “migliaia di persone condividono una Coca-Cola”, non appena ho visto questo spot in tv ho trovato sorprendente la somiglianza con un altro spot, non proprio dello stesso genere, ma decisamente più esilarante.

 

 

La realtà riesce spesso a superare la parodia e questo è sempre meraviglioso!

Read Full Post »

Sono rimasta un po’ indietro nei miei vari aggiornamenti e leggo oggi un’interessante notizia postata da Ninja Marketing sulla campagna Diesel “YUK Pre-Internet Experience”.
ImmagineIn breve, Diesel cavalca l’atmosfera revival dei suoi modelli YUK (presentati per la prima volta sul mercato nel 1993) lanciando una provocazione e invitando tutti a disconnettersi da Internet per tre giorni, come in una sorta di terapia di disintossicazione. Non entro nei dettagli, perché ha fatto meglio di me come sempre la redazione di Ninja Marketing.

Quello che mi ha fatto riflettere è il meccanismo dell’operazione. Chi aderisce all’iniziativa deve accedere al sito e cliccare “Go offline”, per fare in modo che compaia sul proprio profilo Facebook un messaggio che spiega l’assenza dell’utente.

Insomma, per uscire dai social bisogna condividere l’azione attraverso i social. Senza condivisione nulla sta succedendo. Se non lo dici a tutti, non esiste quello che stai facendo. Buffo, no?

Immagine

Read Full Post »

Come ci insegnano i corsi e i ricorsi storici, le crisi generano mostri.
Dopo la più famosa crisi economica, quella del ’29, Hollywood diede forma ai grandi mostri della letteratura europea, esorcizzando così alcune delle più grandi paure. Così sono del 1931 due film capostipite del genere: Dracula che rappresenta i principali tabu occidentali (sesso e morte) e Frankenstein che incarna la paura delle conseguenze di uno sviluppo scientifico che potrebbe sfuggire al controllo. Dell’anno successivo è La mummia che evoca la paura di tutto ciò che viene dal passato, mentre dobbiamo arrivare fino al 1941 per vedere L’uomo lupo, nel quale si mette in scena la paura della natura bestiale che rimane sopita negli uomini cosiddetti civilizzati. E trattandosi appunto del 1941, ci sarebbe di che parlare.

Da lì in poi il genere non è mai andato veramente in vacanza, ma è facile osservare che non appena la crisi economica incombe, il mostro ritorna. Nell’ultimo periodo abbiamo assistito prima al boom dei vampiri (mi piace considerare che l’inizio non fu il noiosissimo Twilight, quanto piuttosto la meravigliosa Buffy l’ammazzavampiri) e oggi un ritorno molto vivace degli zombie: film, telefilm, romanzi, videogiochi, video musicali, flash mob e chi più ne ha più ne metta.

Zombie Walk, Milano 8 luglio 2012

Zombie Walk, Milano 8 luglio 2012

Tranne una cosa, a dire il vero. La pubblicità.
Esatto, nessuno spot pervenuto con uno zombie come protagonista o con una scena vagamente tetra (non valgono le pubblicità di suddetti film, telefilm e vari: è troppo facile!).

O almeno non Italia, il luogo in cui pare che la pubblicità sia pigra nell’affrontare qualsiasi rischio. Meglio proseguire nel mettere in scena leziosi quadretti familiari e improbabili conversazioni sui detergenti intimi. E del resto, come inserire nell’idilliaco dialogo madre-figlia (“Mamma, ho un fastidioso prurito intimo…“) la figura di uno zombie che desidera divorare la fanciulla, con o senza prurito intimo?

Non ovunque accade questo, però.
Ecco un simpatico spot nipponico del 2005 sui bastoncini di cioccolato Pocky, utilissimo strumento per tenere a bada un’armata di zombie.


La pubblicità Toshiba, dove è fondamentale scgliere una tecnologia affidabile per evitare il disastro (per quanto non mi risulta chiaro perché il latte scaduto dovrebbe generare dei non morti…).

E infine uno spot BMW, A major distracion.

Read Full Post »

Tempo di vacanza e di mangiate con gli amici. Chiacchierando e assaggiando qua e là, ci si scambia qualche ricetta e si fanno esperimenti in cucina. E con quello tentato oggi, mi sono ritrovata a ragionare su alcune cose che, a prima vista, mi erano sfuggite.

Su suggerimento di un’amica, ho sperimentato una salsa tonnata veloce, da preparare con tonno, un cucchiaio di capperi, un’acciuga e una confezione di Philadelphia. Dopo il mio iniziale stupore, ho fatto qualche ricerca e ho così scoperto che sempre più spesso il formaggio Philadelphia viene utilizzato per sostituire la maionese in alcuni piatti, perché risultino più veloci e leggeri. Il risultato non sarà esattamente lo stesso, ma devo dire che ci si va molto vicino. Ma il punto non è questo. Ho cominciato a ripensare ai cambiamenti che la pubblicità Philadelphia ha avuto nel corso degli ultimi tempi.

Nel 2010 esce una campagna multi soggetto che invita a considerare i numerosi modi, magari poco usuali o conosciuti, di utilizzare Philadelphia. La headline è semplice ma efficace: “Perché solo spalmarlo?” Le risposte, a seconda dei soggetti, diventano: “Aggiungilo”, “Arrotolalo”, “Saltalo”. E la chiusura è sempre: “Goditelo.”

È davvero un qualcosa di rivoluzionario per l’identità di marca. Basta parlare di spuntini, basta parlare di leggerezza. Tutto questo la gente lo sa. Adesso è arrivato il momento di parlare di versatilità e di dire ai consumatori che il formaggio spalmabile Philadelphia è ottimo anche per cucinare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Da un mesetto a questa parte, la seconda puntata di questa piccola rivoluzione. Testimonial dello spot televisivo diventa Sonia Peronaci, la blogstar di Giallo Zafferano, sito che negli ultimi anni è diventato un riferimento per tutti i cuochi italiani, più o meno dilettanti, che vanno alla ricerca di una ricetta in Rete. È lei che, come in una delle sue video ricette, dimostra come utilizzare Philadelphia. E con pochi e semplici passaggi spiega come realizzare un piatto di tutto rispetto.

Ecco fatto, alla faccia del web 2.0, del networking, della socialità. Il successo è stata la capacità di osservare un cambiamento (fortunato) della percezione del prodotto che si stava generando nei consumatori stessi, in modo spontaneo. Posso assicurare che non è semplice: bisogna saper essere umili, attenti, disponibili ad ascoltare e non soltanto pronti a declamare le proprie regole d’oro. E se un nuovo modo di percepire il prodotto arriva “dal basso”, allora vale la pena di rivolgersi al simbolo stesso di un nuovo modo di condividere ricette e consigli di cucina: i blog e i forum tematici. E, soprattutto, Sonia Peronaci che anche in questa situazione si dimostra brava, simpatica e competente. È vero, anch’io nutro una particolare simpatia per lei. Anch’io frequento il suo video blog e i suoi forum. Anch’io vado a curiosare tra le sue ricette quando ho un dubbio o quando mi manca un’idea.

Da umile copy, complimenti all’azienda e all’agenzia. Un’idea semplice, ma vincente e geniale. In una parola: intelligente.

Read Full Post »

Potere di una colonna sonora meravigliosa.

Ed ecco il risultato. Chapeau.

Read Full Post »

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: