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Sono rimasta un po’ indietro nei miei vari aggiornamenti e leggo oggi un’interessante notizia postata da Ninja Marketing sulla campagna Diesel “YUK Pre-Internet Experience”.
ImmagineIn breve, Diesel cavalca l’atmosfera revival dei suoi modelli YUK (presentati per la prima volta sul mercato nel 1993) lanciando una provocazione e invitando tutti a disconnettersi da Internet per tre giorni, come in una sorta di terapia di disintossicazione. Non entro nei dettagli, perché ha fatto meglio di me come sempre la redazione di Ninja Marketing.

Quello che mi ha fatto riflettere è il meccanismo dell’operazione. Chi aderisce all’iniziativa deve accedere al sito e cliccare “Go offline”, per fare in modo che compaia sul proprio profilo Facebook un messaggio che spiega l’assenza dell’utente.

Insomma, per uscire dai social bisogna condividere l’azione attraverso i social. Senza condivisione nulla sta succedendo. Se non lo dici a tutti, non esiste quello che stai facendo. Buffo, no?

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Si fa presto a dire motore di ricerca.
Nel corso degli ultimi anni, Google si è conquistato un ruolo di primissimo piano grazie alla sua indiscussa capacità di misurarsi con le esigenze della rete e dei suoi utenti. E gli esperti che si occupano di ottimizzare, e in alcuni casi di forzare, il posizionamento di un contenuto su Internet sanno di dover fare i conti con Google e di doversi infilare tra le maglie del più grande motore di ricerca.

Quindi, io che un’esperta non sono ma che ho sempre lavorato sui contenuti web tenendo anche conto della loro indicizzazione, so che più un contenuto è presente, e più sarà facilmente trovato. Che più le parole chiave di una pagina web sono “richieste”, più sarà facile trovare questa pagina tra le prime risposte di Google. Insomma, per semplificare, non per banalizzare.

Ma da gennaio 2011 Google ha deciso di inaugurare un nuovo capitolo del suo impero.
Sta lavorando ad un nuovo algoritmo che dovrà premiare i contenuti in base alla loro qualità e non soltanto alla loro elevata presenza in rete. Tutti nell’ambiente capiscono bene che nel mirino di questa nuova battaglia sono le content farm, ossia quelle realtà che si limitano a replicare contenuti (anche in modo esponenziale) già presenti in rete, con l’obiettivo di attirare molto traffico, senza però offrire un reale servizio.

Su questo algoritmo c’è ancora molto mistero. Qualcuno ipotizza che si darà maggiore peso al tempo di permanenza degli utenti su una pagina, alla frequenza di rimbalzo, ma anche alle fonti di traffico, quindi alla tipologia di pagina web da cui si proviene (e dove si è scelto di cliccare l’url). Di sicuro c’è soltanto che Google dovrà trovare il modo di valutare la qualità dei siti Internet automatizzando la selezione, senza quindi demandare al giudizio umano.

L’altra cosa certa è che tutti gli operatori del settore dovranno misurarsi con questa nuova sfida, che per quello che mi riguarda trovo davvero molto stimolante e interessante. Come ce la caveremo?

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