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Io che vivo in Rete e che non ho alcun problema ad effettuare acquisti online non avevo mai comprato un e-book. A inaugurare questa nuova attività è stato il volume “Il soggetto elettronico – Approfondimenti e sviluppi di Net Semiology”, scritto da Cinzia Ligas e Fausto Crepaldi, autori già nel 2003 di “Principi di Net Semiology”. Cifra onesta (solo 8 euro), soluzione semplice (ho ricevuto una mail con i dati per scaricare il pdf) e semplicità di utilizzo dello strumento. Anche se devo ammettere che riesco a leggere un e-book solo perchè si tratta di un testo di consultazione e di studio e comunque, anche in questo caso, devo resistare ogni 10 minuti alla tentazione di stampare queste benedette 170 pagine…
Ma sopratutto io avrei una nota per gli autori e l’editore.
Con tutto il rispetto per i contenuti, per il lavoro di analisi, per le ottime considerazioni, e fate conto che io abbia tessuto le loro lodi per almeno due ore e mezza…
Detto questo, ma perchè pubblicare un libro con così tanti refusi ed esprimere una tale disattenzione nell’impaginazione? Pubblicare è pubblicare, punto. Che sia su carta o che sia online, le cose non dovrebbero essere diverse, ma la realtà è che un testo del genere non sarebbe mai andato alla stampa. Nessun editore lo avrebbe permesso.

Ci sono refusi editoriali di ogni genere: spazi in più tra le parole e i segni di interpunzione, spazi tra articoli con apostrofo e parola di riferimento, errori di ortografia. E poi anche in termini di impaginazione il libropresenta moltissimi problemi: i campi di testo delle varie pagine non sono quasi mai allineati e non terminano alla stessa altezza (alla base della pagina), i testi sono giustificati, ma non avendo previsto sillabazione si generano righe molto larghe e sgradevoli da leggere, i paragrafi sono tutti separati tra loro da una riga bianca, anche se il discorso sta continuando e spesso si può trovare uno spazio vuoto ogni tre righe di testo.

Insomma, dov’era il grafico? Dov’era l’editor e il correttore di bozze?

Ma soprattutto: come mai chi si occupa di semiotica non ha pensato che anche questi aspetti di un testo sono veicolo segnico, per dirla come avrebbe fatto Peirce, e che quindi generano un’interpretazione da parte del destinatario della comunicazione? Il significato che viene tratto coincide con una caduta di autorevolezza o quando meno con una messa in discussione della competenza di chi scrive. E se tutto questo non lo sanno loro meglio di me, come posso fidarmi del resto delle cose che dicono?
Peccato, un’occasione sprecata.

Ma in ogni caso, se vi capita acquistatelo e leggetelo: i vostri soldi andranno a sostenere Ars Europa, che più che un editore è un ente culturale. E che in quanto tale, di soldi probabilmente non ne ha moltissimi. Con il contributo di tutti noi, magari la prossima volta sarà possibile fare un giro di bozza in più.

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