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Impazza da qualche settimana su YouTube lo spot di una fantomatica marca di fagioli che verrebbe fortemente sconsigliata agli astronauti, o comunque a tutti coloro che, per questioni di vita o di morte, hanno l’esigenza di passare inosservati.

I fagioli in questione non esistono, lo spot invece sì ed è opera di Alvise Avati, un vero e proprio genio dell’animazione, che mica per niente ha partecipato, come creature animator, alla realizzazione di film come King Kong, Avatar e Transformers 2, tanto per citarne qualcuno. Lui è bravissimo, non c’è niente da dire, e il cortometraggio è molto divertente (in questo caso lui lo ha scritto e diretto, oltre che animato, per conto della Cinesite, uno studio di digital visual effects e di post-produzione londinese).

Quando viene utilizzato lo schema comunicativo della pubblicità per dire e fare altro, spesso ne nasce qualcosa di molto interessante. Non è questo l’unico esperimento, evidentemente.

In alcuni casi il brand è reale ed esplicito, ma l’azienda in questione si dissocia dalla realizzazione dello spot, che viene quindi messo in Rete, spesso in modo virale, in apparente disaccordo con l’azienda stessa. Ecco, su questo punto sarei piuttosto prudente, perché spesso si tratta di situazioni molto sottili e non del tutto chiare. Diciamo che si tratta di spot che non mettono in cattiva luce il brand, ma che utilizzano soluzioni creative un po’ forti, che non rispondono esattamente alla linea comunicativa dell’azienda. Il fatto che però all’azienda rendano un buon servizio, fa sì che sia lecito dubitare della totale estraneità.

Ecco due casi diametralmente opposti. Il primo è un video dove si immagina che la tecnologia Mercedes sia così avanzata da frenare rilevando la presenza dei passanti, sempre che non si tratti del piccolo Hitler, perché l’auto “riconosce il pericolo prima che si verifichi”. Tema forte e soluzione creativa discutibile che va a toccare un tasto dolente per la storia della casa automobilistica tedesca, quella della stretta relazione con il regime nazista. Che ci sia riuscito o no, lo spot sembra voler riabilitare Mercedes e dare una lettura nuova, per quanto visionaria, dei valori aziendali. In via prudenziale, lo spot è comunque accompagnato da numerosi messaggi che sottolineano la natura non ufficiale e non autorizzata del materiale.

Il secondo caso è decisamente più leggero. Si tratta di uno finto spot per Tampax che pare fosse stato inizialmente presentato in Russia, ma poi ritirato anche da quel mercato. Lo spot, evidentemente non eccelso, ha comunque guadagnato un buon successo in Rete, dove si è propagato in modo virale. Proprio per questo motivo, non ha certo danneggiato l’azienda se il segreto rimane “purché se ne parli”. Sulla qualità dello spot (avrete capito che non ne sono particolarmente entusiasta) vorrei segnalare che a quanto si legge in Rete questa amabile scena doveva essere inclusa nel film Movie 43 (in Italia Comic Movie), che tanto per capirci è stato definito uno dei film più brutti di sempre.

E poi ci sono alcuni casi in cui vengono realizzate parodie di spot di successo, a volte per semplice divertimento, a volte per restituire al mittente una critica più o meno accesa. È il caso dell’Ong Solidar che ha reinterpretato lo spot di Nespresso per chiedere a George Clooney, in qualità di testimonial, di difendere la causa dei lavoratori sfruttati nelle piantagioni di caffè e di sollecitare la Nesté ad uscire dal silenzio per prendere una posizione chiara.

Terminiamo in casa nostra. Sarà perché in Italia gli anni ’80 sono stati quelli della nascita delle televisioni commerciali e di un marketing più aggressivo, ma in quel periodo la pubblicità è stata presa in grande considerazione dai comici nostrani. E così sono nati finti prodotti con finte pubblicità, talmente paradossali da essere quasi credibili.
Tutti si ricorderanno il Cacao Meravigliao lanciato dalla trasmissione Indietro tutta!, al punto che non pochi telespettatori lo cercarono inutilmente nei negozi, scatenando così un vero e proprio evento mediatico (1987).

A me piace però chiudere con l’Amaro Qualunque, lanciato da Francesco Salvi nel suo Mega Salvi Show (1988/1989) che rispondeva splendidamente ad una lunga serie di spot con voci profonde, uomini che non devono chiedere mai, cavalli da salvare e testosterone sprecato a destra e a manca. Buon anno!

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