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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Conoscete la storia di You’ll Never Walk Alone e del #Liverpool? Ecco come nasce l’inno di una squadra di #calcio. http://goo.gl/bvqHHG

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Sono un’amante della fantascienza, da sempre. E da sempre questa passione implica un rapporto complicato con robot, androidi e intelligenze artificiali.
La possibile relazione tra intelligenza artificiale e sentimento (artificiale?) è sempre stato uno dei temi più discussi dalla letteratura e dalla cinematografia di genere. Ultimamente, sembra tornare di attualità anche in pubblicità.

Microsoft ha presentato al Super Bowl lo spot Empowering, che racconta come i robot possano regalare la possibilità di vivere una vita ricca di sentimenti. Non a caso, uno dei testimonial è il giocatore di football Steve Gleason.

Fa solo da comparsa nei primi frame del precedente video, ma iCub è un’eccellenza italiana, frutto del lavoro dell’Istituto Italiano di Tecnologia e presentato nel 2009 al Festival della Scienza di Genova.

icub

iCub è un robot che suscita sentimenti a chiunque ne segua le avventure: orgoglio, stupore, meraviglia, ottimismo e, per quanto incredibile, empatia.

E infine, il solito commercial (beh, non proprio solito, ma insomma…) in cui il prodotto promozionato riesce a comunicare emozioni persino al robot. In questo caso lo spot si intitola Pinocchio 2.08 e il prodotto è la nuova Peugeot 208.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Forse che Microsoft si è stufata di lasciare a Apple il totale monopolio dell’emozione.

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Le schiappone si riconoscono appena si vedono anche solo da lontano, anche solo in rete. Perché hanno la felpa sui fianchi (va come sono fine!) ma anche il cuore davvero tenero. Io sono e resterò sempre una schiappona, ma molto più pigra. Quindi complimenti a queste schiappone maratonete e… reblog!

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Una schiappona è quella che, da ragazzina, durante l’ora di ginnastica dice di aver dimenticato la roba a casa e si va a sedere sui materassoni della palestra con aria contrita, ma forte della propria astuzia.

Una schiappona la riconosci perché almeno quattro volte al mese si avvicina alla professoressa di educazione fisica e le sussurra all’orecchio che è indisposta e si va a sedere sui materassoni della palestra con aria dolente, forte del proprio ciclo ciclonico.

La stessa schiappona le poche volte che si ricorda la roba e non è indisposta si infila un paio di ciclisti neri lucidi, una maglietta bianca e delle Superga blu totalmente inadatte all’attività fisica e corre svogliata tenendosi la milza, non senza prima essersi legata una felpa intorno ai fianchi. Conosco generazioni di schiappone anche molto magre che, per mimetizzare il sedere ritenuto troppo grosso, sono andate in giro per anni con quell’inseparabile mantello…

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Impazza da qualche settimana su YouTube lo spot di una fantomatica marca di fagioli che verrebbe fortemente sconsigliata agli astronauti, o comunque a tutti coloro che, per questioni di vita o di morte, hanno l’esigenza di passare inosservati.

I fagioli in questione non esistono, lo spot invece sì ed è opera di Alvise Avati, un vero e proprio genio dell’animazione, che mica per niente ha partecipato, come creature animator, alla realizzazione di film come King Kong, Avatar e Transformers 2, tanto per citarne qualcuno. Lui è bravissimo, non c’è niente da dire, e il cortometraggio è molto divertente (in questo caso lui lo ha scritto e diretto, oltre che animato, per conto della Cinesite, uno studio di digital visual effects e di post-produzione londinese).

Quando viene utilizzato lo schema comunicativo della pubblicità per dire e fare altro, spesso ne nasce qualcosa di molto interessante. Non è questo l’unico esperimento, evidentemente.

In alcuni casi il brand è reale ed esplicito, ma l’azienda in questione si dissocia dalla realizzazione dello spot, che viene quindi messo in Rete, spesso in modo virale, in apparente disaccordo con l’azienda stessa. Ecco, su questo punto sarei piuttosto prudente, perché spesso si tratta di situazioni molto sottili e non del tutto chiare. Diciamo che si tratta di spot che non mettono in cattiva luce il brand, ma che utilizzano soluzioni creative un po’ forti, che non rispondono esattamente alla linea comunicativa dell’azienda. Il fatto che però all’azienda rendano un buon servizio, fa sì che sia lecito dubitare della totale estraneità.

Ecco due casi diametralmente opposti. Il primo è un video dove si immagina che la tecnologia Mercedes sia così avanzata da frenare rilevando la presenza dei passanti, sempre che non si tratti del piccolo Hitler, perché l’auto “riconosce il pericolo prima che si verifichi”. Tema forte e soluzione creativa discutibile che va a toccare un tasto dolente per la storia della casa automobilistica tedesca, quella della stretta relazione con il regime nazista. Che ci sia riuscito o no, lo spot sembra voler riabilitare Mercedes e dare una lettura nuova, per quanto visionaria, dei valori aziendali. In via prudenziale, lo spot è comunque accompagnato da numerosi messaggi che sottolineano la natura non ufficiale e non autorizzata del materiale.

Il secondo caso è decisamente più leggero. Si tratta di uno finto spot per Tampax che pare fosse stato inizialmente presentato in Russia, ma poi ritirato anche da quel mercato. Lo spot, evidentemente non eccelso, ha comunque guadagnato un buon successo in Rete, dove si è propagato in modo virale. Proprio per questo motivo, non ha certo danneggiato l’azienda se il segreto rimane “purché se ne parli”. Sulla qualità dello spot (avrete capito che non ne sono particolarmente entusiasta) vorrei segnalare che a quanto si legge in Rete questa amabile scena doveva essere inclusa nel film Movie 43 (in Italia Comic Movie), che tanto per capirci è stato definito uno dei film più brutti di sempre.

E poi ci sono alcuni casi in cui vengono realizzate parodie di spot di successo, a volte per semplice divertimento, a volte per restituire al mittente una critica più o meno accesa. È il caso dell’Ong Solidar che ha reinterpretato lo spot di Nespresso per chiedere a George Clooney, in qualità di testimonial, di difendere la causa dei lavoratori sfruttati nelle piantagioni di caffè e di sollecitare la Nesté ad uscire dal silenzio per prendere una posizione chiara.

Terminiamo in casa nostra. Sarà perché in Italia gli anni ’80 sono stati quelli della nascita delle televisioni commerciali e di un marketing più aggressivo, ma in quel periodo la pubblicità è stata presa in grande considerazione dai comici nostrani. E così sono nati finti prodotti con finte pubblicità, talmente paradossali da essere quasi credibili.
Tutti si ricorderanno il Cacao Meravigliao lanciato dalla trasmissione Indietro tutta!, al punto che non pochi telespettatori lo cercarono inutilmente nei negozi, scatenando così un vero e proprio evento mediatico (1987).

A me piace però chiudere con l’Amaro Qualunque, lanciato da Francesco Salvi nel suo Mega Salvi Show (1988/1989) che rispondeva splendidamente ad una lunga serie di spot con voci profonde, uomini che non devono chiedere mai, cavalli da salvare e testosterone sprecato a destra e a manca. Buon anno!

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Per una fortunata serie di eventi, è arrivato tra le mie mani un Samsung Galaxy S4.

Inutile nasconderlo, è stato amore a prima vista. E come ogni grande amore, ho dovuto fotografarlo per ricordare il nostro primo incontro.  Ammetto di non avere competenze tecnologiche sufficienti per fare valutazioni specifiche, ma la cura per i dettagli – in termini non solo di pack ovviamente, ma anche di funzionalità – è qualcosa che in genere mi conquista sempre. Per il momento, ho importato il mio account Google e magicamente tutto il mio mondo è già a mia disposizione. Ho già capito che il mio nuovo amico assorbirà molto del mio tempo, del resto adesso dobbiamo prendere confidenza.

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Sono rimasta un po’ indietro nei miei vari aggiornamenti e leggo oggi un’interessante notizia postata da Ninja Marketing sulla campagna Diesel “YUK Pre-Internet Experience”.
ImmagineIn breve, Diesel cavalca l’atmosfera revival dei suoi modelli YUK (presentati per la prima volta sul mercato nel 1993) lanciando una provocazione e invitando tutti a disconnettersi da Internet per tre giorni, come in una sorta di terapia di disintossicazione. Non entro nei dettagli, perché ha fatto meglio di me come sempre la redazione di Ninja Marketing.

Quello che mi ha fatto riflettere è il meccanismo dell’operazione. Chi aderisce all’iniziativa deve accedere al sito e cliccare “Go offline”, per fare in modo che compaia sul proprio profilo Facebook un messaggio che spiega l’assenza dell’utente.

Insomma, per uscire dai social bisogna condividere l’azione attraverso i social. Senza condivisione nulla sta succedendo. Se non lo dici a tutti, non esiste quello che stai facendo. Buffo, no?

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