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Archive for the ‘Tutto un mondo intorno’ Category

Domenica 22 giugno,  Olanda e Cile si sono giocate la testa del girone B. Ma c’è un’altra sfida tra queste due squadre che merita attenzione.

Ecco qui il video del Banco de Chile che accompagna la nazionale cilena ai Mondiali del Brasile.
Normalmente sono poco sensibile a quote così alte di retorica, eppure mi sono emozionata. Avrò pure io un cuore, chi lo sa.

 

E poi mi sono subito ritrovata più a mio agio con la “risposta” dell’Olanda. Ovviamente con un altro video, parodia del precedente. Voglio dire solo due cose. La prima è che se fatto bene si può davvero fare ironia su qualsiasi cosa. La seconda è che per fare della sana ironia bisogna essere intelligenti e forse è per questo che non capita spesso di trovare cose così tanto divertenti.

 

Consiglio di prestare attenzione  alle mucche che si stagliano all’orizzonte, mentre viene raccolta la terra olandese da portare in Brasile.

 

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Saltiamo a pie’ pari tutta la parte in cui racconto per l’ennesima volta (ennesima per chi mi conosce) il fatto di essere cresciuta a pane e Star Trek. Arriviamo direttamente a questa mattina, quando ho seguito l’intervento di Luca Parmitano al Wired Next Fest 2014.

Luca Parmitano è uno che è stato davvero nello spazio. Non è stato semplicemente nello spazio, è stato il primo astronauta italiano a fare una passeggiata nello spazio, nell’ambito di una missione esplorativa di sei mesi intorno alla Terra. Non so se mi spiego. Lui era lì sul palco, io a pochi metri.

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Luca Parmitano è uno che alla domanda: “Hai dovuto studiare per fare foto così belle dallo spazio?” risponde che nella dotazione dell’equipaggiamento c’era una macchina fotografica pazzesca, che lui non sapeva usare un granché e che metteva sempre in modalità automatica, scattando una media di 100 foto per averne almeno una decente. Uno che ti dice che guardare la Terra dalla cupola della stazione è un po’ come stare nella cabina di comando del Millenium Falcon.

Luca Parmitano è uno di quegli uomini che potrebbe parlare per ore e tu staresti lì ad ascoltarlo senza stancarti mai. Perché anche quando ti racconta come funziona il bagno di una stazione orbitante, si illumina di entusiasmo per spiegarti la tecnologia che permette di recuperare e riciclare acqua. E semplicemente sprigiona energia dagli occhi, dalle mani, da quella incredibile tuta che lo accompagna.

E poi c’è una nota personale, di stupida e infantile soddisfazione. Al termine del suo intervento, ho twittato un banalissimo ringraziamento per lui. E Luca Parmitano ha aggiunto ai preferiti il mio tweet. Uno che è stato sei mesi nello spazio, ha letto 140 caratteri scritti da me. Oggi decido di essere felice per le piccole cose e mi sembra di essere stata un po’ nello spazio anch’io.

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Settimana scorsa Fiat ha conquistato le prime pagine dei giornali con la sua campagna di parking marketing. Prima a Melfi e Mirafiori e poi a Pomigliano, sono state impacchettate le auto straniere presenti nel parcheggio riservato ai dipendenti e, con un cuore rosso in bella vista, è stato applicato il messaggio: “Vederti con un’altra ci ha spezzato il cuore… Ma nonostante ciò continuiamo a pensare a te“.

Fiat Parking Marketing

L’iniziativa, decisamente plateale e scenografica, si è accompagnata ad una promozione molto vantaggiosa, con uno sconto del 26% sull’acquisto di una nuova auto Fiat. La naturale prosecuzione dell’operazione doveva essere la creazione di video virali da propagare in rete, sulle varie piattaforme sociali.

Fiat Parking Marketing

Polemiche sulla privacy a parte, è un’operazione secondo me ben costruita. Del resto, oggi l’engagement dei dipendenti è un obiettivo che le aziende inseguono con incredibile bramosia. E l’aspetto più interessante di questa campagna è proprio la volontà di coinvolgere il dipendente con un messaggio ironico, creando a tempo stesso un legame affettivo tra azienda e lavoratori. Il vecchio adagio “siamo tutti una grande famiglia” acquista toni nuovi, ma alla fine il discorso è sempre lo stesso.

Cosa non ha funzionato allora? Non è colpa dell’agenzia. L’idea era buona, la realizzazione ottima. Il problema, secondo me, è che per lanciare un’operazione del genere bisogna avere una coscienza quasi immacolata verso i propri dipendenti. In caso contrario, è troppo facile offrire il fianco agli attacchi, alle rivendicazioni, alla rivalsa di quei dipendenti che sono ben lontani dal volersi sentire coinvolti, perché sono già troppo arrabbiati, delusi, angosciati.

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Come dire, per conquistare l’oggetto del proprio amore si può anche organizzare una romantica serenata. Ma sortirà pochi effetti se fino a poco prima si sono pronunciate solo offese. Se non altro, l’oggetto di tale amore potrebbe sospettare un leggero sdoppiamento di personalità.

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Ieri sera Enrico Bertolino ha ospitato a Glob Peter Gomez, direttore di ilfattoquotidiano.it, con il quale ha parlato della relazione tra giornali cartacei e giornali online.

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L’ironia di Bertolino ha messo in luce alcune delle resistenze più comuni di molti lettori (“sono un anziano lettore che amava inchiostrarsi le dita con il giornale, che lo leggeva dal fondo per vedere i necrologi”).
Ma le parole di Peter Gomez hanno fatto emergere tutta la prepotenza con cui il giornalismo online si sta affermando, forte di una velocità, di una multimedialità e di una capacità di coinvolgimento su cui il cartaceo non potrà competere. Non si può avere un atteggiamento partigiano su una questione del genere, bisogna osservare un cambiamento in atto, anzi ormai in gran parte già avvenuto.

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Ho trovato molto interessante la risposta che Gomez ha dato a quanti spesso accusano, con una buona dose di qualunquismo, il giornalismo online di essere superficiale. “L’affidabilità di un giornalista non dipende da che mezzo usa. […] Montanelli diceva spesso che i giornali il giorno dopo sono buoni per incartare il pesce. Sull’online se scrivi una cosa sbagliata, e capita spesso, troverai sempre qualcuno che te lo fa notare, soprattutto se hai un sito molto commentato. E sull’online devi correggere e chiedere scusa. Invece sul cartaceo puoi prendere la lettera, pubblicarla a pagina 33 e dare una rispostina un po’ così…”

Io lo so che molti pensano che ci sia molta più poesia nel gesto di aprire a grandi braccia il quotidiano, politico o sportivo che sia, al bar durante il primo caffè del mattino. Del resto c’è molta poesia anche nel guardare Audrey Hepburn che gira per Roma abbracciata a Gregory Peck sulla Vespa. Ma, come dire, io non sono Audrey e in giro ci sono pochi Gregory, vi assicuro.

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Sono un’amante della fantascienza, da sempre. E da sempre questa passione implica un rapporto complicato con robot, androidi e intelligenze artificiali.
La possibile relazione tra intelligenza artificiale e sentimento (artificiale?) è sempre stato uno dei temi più discussi dalla letteratura e dalla cinematografia di genere. Ultimamente, sembra tornare di attualità anche in pubblicità.

Microsoft ha presentato al Super Bowl lo spot Empowering, che racconta come i robot possano regalare la possibilità di vivere una vita ricca di sentimenti. Non a caso, uno dei testimonial è il giocatore di football Steve Gleason.

Fa solo da comparsa nei primi frame del precedente video, ma iCub è un’eccellenza italiana, frutto del lavoro dell’Istituto Italiano di Tecnologia e presentato nel 2009 al Festival della Scienza di Genova.

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iCub è un robot che suscita sentimenti a chiunque ne segua le avventure: orgoglio, stupore, meraviglia, ottimismo e, per quanto incredibile, empatia.

E infine, il solito commercial (beh, non proprio solito, ma insomma…) in cui il prodotto promozionato riesce a comunicare emozioni persino al robot. In questo caso lo spot si intitola Pinocchio 2.08 e il prodotto è la nuova Peugeot 208.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Forse che Microsoft si è stufata di lasciare a Apple il totale monopolio dell’emozione.

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Alcuni giorni fa mi reco alla Poste centrali di Milano per spedire un pacco. Onestamente, nulla di poetico da rilevare.
postinoMa oggi, collegandomi al sito di Poste Italiane per monitorare la spedizione, trovo questo avviso:

Consegnato dal portalettere, nel paese Gran Bretagna.

E tutta la poesia mancante, torna prepotente!

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Nottetempo arriva a Milano, in piazza Cordusio, un’originale installazione di Lego.

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Se potete, andate a vedere la ricostruzione in finto 3D dell’ingresso della metropolitana (finto nel senso che se vi mettete nel giusto punto di osservazione vedrete davvero una scala che scende!). E poi, proprio vicino, un inno alla creatività che di questi tempi, almeno personalmente, incoraggia e mette un po’ di buon umore!
Ecco, andate a curiosare. Ma non vi mettete a giocare con i mattoncini lasciati lì su un muretto, sono solo a scopo scenografico. Io e la mia migliore compagna di figuracce lo abbiamo fatto e siamo state aspramente redarguite.

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