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Archive for the ‘Succede in Rete’ Category

Ieri sera Enrico Bertolino ha ospitato a Glob Peter Gomez, direttore di ilfattoquotidiano.it, con il quale ha parlato della relazione tra giornali cartacei e giornali online.

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L’ironia di Bertolino ha messo in luce alcune delle resistenze più comuni di molti lettori (“sono un anziano lettore che amava inchiostrarsi le dita con il giornale, che lo leggeva dal fondo per vedere i necrologi”).
Ma le parole di Peter Gomez hanno fatto emergere tutta la prepotenza con cui il giornalismo online si sta affermando, forte di una velocità, di una multimedialità e di una capacità di coinvolgimento su cui il cartaceo non potrà competere. Non si può avere un atteggiamento partigiano su una questione del genere, bisogna osservare un cambiamento in atto, anzi ormai in gran parte già avvenuto.

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Ho trovato molto interessante la risposta che Gomez ha dato a quanti spesso accusano, con una buona dose di qualunquismo, il giornalismo online di essere superficiale. “L’affidabilità di un giornalista non dipende da che mezzo usa. […] Montanelli diceva spesso che i giornali il giorno dopo sono buoni per incartare il pesce. Sull’online se scrivi una cosa sbagliata, e capita spesso, troverai sempre qualcuno che te lo fa notare, soprattutto se hai un sito molto commentato. E sull’online devi correggere e chiedere scusa. Invece sul cartaceo puoi prendere la lettera, pubblicarla a pagina 33 e dare una rispostina un po’ così…”

Io lo so che molti pensano che ci sia molta più poesia nel gesto di aprire a grandi braccia il quotidiano, politico o sportivo che sia, al bar durante il primo caffè del mattino. Del resto c’è molta poesia anche nel guardare Audrey Hepburn che gira per Roma abbracciata a Gregory Peck sulla Vespa. Ma, come dire, io non sono Audrey e in giro ci sono pochi Gregory, vi assicuro.

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Cosa vuoi ancora da me, Amazon? Non basta che io abbia ormai monopolizzato ogni conversazione tra amici, chiudendola sempre con un lapidario “guardiamo su Amazon”? Non basta che il portiere del mio ufficio riceva ormai rassegnato scatole Amazon per mio conto?

Io ero già innamorata di te quando mi hai offerto in promozione l’iscrizione al servizio Prime. E poi quando hai implementato le liste dei desideri (e sottolineo “le”) e l’estensione per Google Chrome che permette di aggiungere articoli da qualsiasi sito. E, tra l’altro, volevo dirti che mi hai rubato un’idea geniale che io ero stata troppo pigra per condividere con qualcuno, ma ti amo lo stesso. Che poi è un po’ come dire: “vabbé ma il taglio nella tela potevo farlo anch’io!”.

Ecco cosa mi racconti di nuovo. Ecco AmazonDash, che comunque per noi Italiani è ancora fantascienza, visto che non è ancora arrivato da noi il servizio AmazonFresh che ti permette di fare anche la spesa alimentare su Amazon.
Io comunque sto ancora aspettando i droni. La mia scrivania, per altro, è in fianco ad un’ampia finestra…

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nuovo sito webAvete analizzato bene il sito di partenza e quelli della concorrenza? Bene, allora possiamo procedere con la seconda puntata.

1. Il nuovo albero di navigazione
Prendete un foglio, fate un elenco di tutti i contenuti necessari, raggruppateli con uno schema logico e solo a questo punto disegnate la nuova struttura di navigazione del sito, cercando di non superare il terzo livello di navigazione. Tracciate percorsi intuitivi e rendete esplicite le sezioni con nomi di facile comprensione. Più l’albero è semplice e coerente, migliore sarà la permanenza degli utenti sul sito.

2. L’home page
Definite uno schema di tutti i contenuti che dovrebbero essere presenti in home page. Non vi chiedo di disegnare il layout del sito, ma di stabilire il peso che dovrebbero avere i vari ingredienti.
Prevedete un lancio in home page per ogni contenuto che gli utenti devono immediatamente trovare al primo accesso, ma assicuratevi che questi contenuti siano poi presenti in modo corretto all’interno dell’albero (altrimenti una volta fuori dall’home page l’utente non troverà più quei contenuti così importanti).

3. I servizi
Garantite una buona visibilità ai servizi offerti. Possibilmente, riservate un posizionamento che rimanga fisso sia nell’home page che nelle pagine interne.

4. Punti di forza dei competitor

Andate a riprendere la lista di tutto quello che avete trovato di interessante nei siti competitor, durante la vostra analisi di benchmark. Non copiate, ma cercate di coglierne il senso (ad esempio una migliore attenzione per il cliente finale) e applicatelo alla vostra specifica esigenza.

5. Strategie social
Se il sito di partenza è un po’ datato, potrebbe essere utile lanciare canali social che forse alla precedente release non erano disponibili. Qui si aprirebbe un altro capitolo, ma per ora vi raccomando di non forzare questo aspetto. Se l’azienda ha già un proprio profilo sui principali social network il gioco è fatto. Ma se non ha ancora esplorato questo mondo, valutate se è disponibile a investire in modo coerente e costante sui social, altrimenti meglio evitare.

6. Implementazioni
Oltre ai social ci possono essere nuove soluzioni e strategie che la precedente release del sito non ha potuto o voluto prendere in considerazione. Studiate quelle migliori per il progetto specifico e proponetele: soluzioni per rendere più fluida la navigazione, per offrire una migliore assistenza ai clienti o per favorire l’interazione degli utenti. Studiate sempre, la rete straripa di novità!

7. Contenuti
Ora potete finalmente dedicatevi ai testi, dando sfogo alla creatività e riservando un occhio al SEO copywriting. Se non avete altre richieste specifiche, prendete come base i testi del sito attuale e migliorateli per renderli sintetici, chiari, efficaci e ricchi di parole chiave utili all’indicizzazione.

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Oggi Google celebra l’anniversario della nascita di Claude Debussy con uno dei doodle più belli che io abbia visto. Se non riuscite a trovarlo in tempo, potete apprezzarlo qui:

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Sono rimasta un po’ indietro nei miei vari aggiornamenti e leggo oggi un’interessante notizia postata da Ninja Marketing sulla campagna Diesel “YUK Pre-Internet Experience”.
ImmagineIn breve, Diesel cavalca l’atmosfera revival dei suoi modelli YUK (presentati per la prima volta sul mercato nel 1993) lanciando una provocazione e invitando tutti a disconnettersi da Internet per tre giorni, come in una sorta di terapia di disintossicazione. Non entro nei dettagli, perché ha fatto meglio di me come sempre la redazione di Ninja Marketing.

Quello che mi ha fatto riflettere è il meccanismo dell’operazione. Chi aderisce all’iniziativa deve accedere al sito e cliccare “Go offline”, per fare in modo che compaia sul proprio profilo Facebook un messaggio che spiega l’assenza dell’utente.

Insomma, per uscire dai social bisogna condividere l’azione attraverso i social. Senza condivisione nulla sta succedendo. Se non lo dici a tutti, non esiste quello che stai facendo. Buffo, no?

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Tutto è social, tutto è condivisione e scambio. Arrivi in rete, e trovi un nuovo social network.
Quello di oggi mi piace tantissimo e lo segnalo: si tratta di Grow the planet, realizzato da una start up italiana creasciuta all’interno di H-Farm, un “venture incubator” che favorisce la crescita di nuove imprese dal talento vivace e le idee innovative.

Grow the planet è semplice e geniale. Se pensi di avere il pollice verde o desideri sapere una volta per tutte se hai qualche speranza, crea il tuo profilo e tirati su le maniche. Qui si ritrovano tutti quelli che amano coltivare la terra, poca o tanta che sia. Puoi chiedere consigli, pubblicare i tuoi progressi, guardare i tutorial e leggere gli articoli.
Le migliori soluzioni tecnologiche sono integrate: i dati segnalati in fase di registrazione permettono la geolocalizzazione del tuo orto, che genera un profilo meteo personalizzato e ti avvisa di improvvisi cambiamenti climatici che potrebbero mettere in pericolo le tue giovani piantine.


Lo dico chiaramente: dispongo soltanto di un balconcino di 2 metri quadrati e ultimamente non riesco a far sopravvivere nemmeno una piantina di basilico, causa la mia irriducibile distrazione e inconstanza. Però ho trovato giusto questa mattina un tutorial che spiega come coltivare in cassetta e questo mi ha aperto un mondo. Chissà mai…

Per inciso: Grow the planet è uno dei dieci finalisti al Techcrunch Disrupt di San Francisco.

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Domani si festeggiano i 150 anni dall’Unità d’Italia e io ho voglia di postare un video che ho trovato in rete in questi giorni e che mi è piaciuto molto.

Il video è stato realizzato da Tecnova, una Web Agency di Termoli.
Diciamolo onestamente: molti di quelli che lavorano in un’agenzia milanese potrebbero snobbare questo team molisano, e rispondere con gli scintillanti e tecnologicamente avanzati progetti realizzati da queste parti.
Che lo faccia qualcun altro.
Io ho guardato con attenzione il video, e mi è piaciuto.
Un po’ di retorica c’è, ma che sarà mai. Non sarà stata utilizzata una tecnologia di ultima generazione, ma il video arriva all’obiettivo. E questo perché Tecnova non si parla addosso, ma parla di quello di cui deve parlare.
E questo, a Milano, non è così diffuso purtroppo.

Secondo me, al di là di molti discorsi strategici, questo è il motivo del piccolo (o grande) successo che Tecnova sta registrando in questi giorni.

Il video su YouTube è stato visitato 34.750 volte. A cui si aggiungono le visualizzazioni effettuate direttamente sul loro sito.
Al punto che il video è diventato lo spot istituzionale per le celebrazioni del 150° sulle televisioni locali del Molise.
Nel frattempo, la pagina Facebook dell’agenzia ha 1.725 amici (me compresa!), il video stesso si è guadagnato 26 mila “mi piace”, mentre il profilo Twitter ha oltre 200 follower.
Potrei andare avanti a citare dati e raccontare tutti i siti, i portali e i blog che parlano di loro.

Però preferisco raccontare che sono stata sul sito di Tecnova e me lo sono letta tutto. E mi sono divertita, mi sono incuriosita, mi sono interessata. Ho continuato a leggere, perchè finalmente era un sito con qualcosa da leggere e io non ci credo che chi naviga in rete non ha voglia di leggere.

Quindi, secondo me ci sono alcune regole che posso (e devo) imparare. 
Fare solo le cose che si sanno fare. E possibilmente che si fanno con piacere.
Essere concreti è sempre la soluzione migliore.
L’ironia aiuta a catturare l’attenzione degli altri, ma soprattutto a prendersi meno sul serio.
E se il mare è vicino, si lavora meglio.

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