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Archive for the ‘Pubblicità’ Category

Domenica 22 giugno,  Olanda e Cile si sono giocate la testa del girone B. Ma c’è un’altra sfida tra queste due squadre che merita attenzione.

Ecco qui il video del Banco de Chile che accompagna la nazionale cilena ai Mondiali del Brasile.
Normalmente sono poco sensibile a quote così alte di retorica, eppure mi sono emozionata. Avrò pure io un cuore, chi lo sa.

 

E poi mi sono subito ritrovata più a mio agio con la “risposta” dell’Olanda. Ovviamente con un altro video, parodia del precedente. Voglio dire solo due cose. La prima è che se fatto bene si può davvero fare ironia su qualsiasi cosa. La seconda è che per fare della sana ironia bisogna essere intelligenti e forse è per questo che non capita spesso di trovare cose così tanto divertenti.

 

Consiglio di prestare attenzione  alle mucche che si stagliano all’orizzonte, mentre viene raccolta la terra olandese da portare in Brasile.

 

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Piccolo momento amarcord. Dove è un brand che mi piace molto, perché negli anni ha saputo affermare un’identità di marca molto definita, con un effetto distintivo che ha pochi paragoni. Poi si può entrare nel merito dei singoli messaggi ed esperimenti, ma ha sicuramente segnato una profonda distanza da tutti i competitor, il che non è poco.

C’è una pubblicità che amo particolarmente, che ha ormai più di 5 anni e che purtroppo in Italia non è arrivata. Realizzata da Ogilvy & Mather di Chicago nel 2009, ha utilizzato testimonial di eccezione: Marge SimpsonWilma Flintstone, Jane JetsonVelma Dinkley. Perché anche loro avrebbero avuto bisogno di domare i loro capelli.

Dove_MargeSimpson Dove_JaneJetson Dove_VelmaDinkley Dove_WilmaFlingston

 

Ovviamente, la campagna è stata supportata da un’azione capillare nei punti vendita.

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Sono un’amante della fantascienza, da sempre. E da sempre questa passione implica un rapporto complicato con robot, androidi e intelligenze artificiali.
La possibile relazione tra intelligenza artificiale e sentimento (artificiale?) è sempre stato uno dei temi più discussi dalla letteratura e dalla cinematografia di genere. Ultimamente, sembra tornare di attualità anche in pubblicità.

Microsoft ha presentato al Super Bowl lo spot Empowering, che racconta come i robot possano regalare la possibilità di vivere una vita ricca di sentimenti. Non a caso, uno dei testimonial è il giocatore di football Steve Gleason.

Fa solo da comparsa nei primi frame del precedente video, ma iCub è un’eccellenza italiana, frutto del lavoro dell’Istituto Italiano di Tecnologia e presentato nel 2009 al Festival della Scienza di Genova.

icub

iCub è un robot che suscita sentimenti a chiunque ne segua le avventure: orgoglio, stupore, meraviglia, ottimismo e, per quanto incredibile, empatia.

E infine, il solito commercial (beh, non proprio solito, ma insomma…) in cui il prodotto promozionato riesce a comunicare emozioni persino al robot. In questo caso lo spot si intitola Pinocchio 2.08 e il prodotto è la nuova Peugeot 208.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Forse che Microsoft si è stufata di lasciare a Apple il totale monopolio dell’emozione.

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Impazza da qualche settimana su YouTube lo spot di una fantomatica marca di fagioli che verrebbe fortemente sconsigliata agli astronauti, o comunque a tutti coloro che, per questioni di vita o di morte, hanno l’esigenza di passare inosservati.

I fagioli in questione non esistono, lo spot invece sì ed è opera di Alvise Avati, un vero e proprio genio dell’animazione, che mica per niente ha partecipato, come creature animator, alla realizzazione di film come King Kong, Avatar e Transformers 2, tanto per citarne qualcuno. Lui è bravissimo, non c’è niente da dire, e il cortometraggio è molto divertente (in questo caso lui lo ha scritto e diretto, oltre che animato, per conto della Cinesite, uno studio di digital visual effects e di post-produzione londinese).

Quando viene utilizzato lo schema comunicativo della pubblicità per dire e fare altro, spesso ne nasce qualcosa di molto interessante. Non è questo l’unico esperimento, evidentemente.

In alcuni casi il brand è reale ed esplicito, ma l’azienda in questione si dissocia dalla realizzazione dello spot, che viene quindi messo in Rete, spesso in modo virale, in apparente disaccordo con l’azienda stessa. Ecco, su questo punto sarei piuttosto prudente, perché spesso si tratta di situazioni molto sottili e non del tutto chiare. Diciamo che si tratta di spot che non mettono in cattiva luce il brand, ma che utilizzano soluzioni creative un po’ forti, che non rispondono esattamente alla linea comunicativa dell’azienda. Il fatto che però all’azienda rendano un buon servizio, fa sì che sia lecito dubitare della totale estraneità.

Ecco due casi diametralmente opposti. Il primo è un video dove si immagina che la tecnologia Mercedes sia così avanzata da frenare rilevando la presenza dei passanti, sempre che non si tratti del piccolo Hitler, perché l’auto “riconosce il pericolo prima che si verifichi”. Tema forte e soluzione creativa discutibile che va a toccare un tasto dolente per la storia della casa automobilistica tedesca, quella della stretta relazione con il regime nazista. Che ci sia riuscito o no, lo spot sembra voler riabilitare Mercedes e dare una lettura nuova, per quanto visionaria, dei valori aziendali. In via prudenziale, lo spot è comunque accompagnato da numerosi messaggi che sottolineano la natura non ufficiale e non autorizzata del materiale.

Il secondo caso è decisamente più leggero. Si tratta di uno finto spot per Tampax che pare fosse stato inizialmente presentato in Russia, ma poi ritirato anche da quel mercato. Lo spot, evidentemente non eccelso, ha comunque guadagnato un buon successo in Rete, dove si è propagato in modo virale. Proprio per questo motivo, non ha certo danneggiato l’azienda se il segreto rimane “purché se ne parli”. Sulla qualità dello spot (avrete capito che non ne sono particolarmente entusiasta) vorrei segnalare che a quanto si legge in Rete questa amabile scena doveva essere inclusa nel film Movie 43 (in Italia Comic Movie), che tanto per capirci è stato definito uno dei film più brutti di sempre.

E poi ci sono alcuni casi in cui vengono realizzate parodie di spot di successo, a volte per semplice divertimento, a volte per restituire al mittente una critica più o meno accesa. È il caso dell’Ong Solidar che ha reinterpretato lo spot di Nespresso per chiedere a George Clooney, in qualità di testimonial, di difendere la causa dei lavoratori sfruttati nelle piantagioni di caffè e di sollecitare la Nesté ad uscire dal silenzio per prendere una posizione chiara.

Terminiamo in casa nostra. Sarà perché in Italia gli anni ’80 sono stati quelli della nascita delle televisioni commerciali e di un marketing più aggressivo, ma in quel periodo la pubblicità è stata presa in grande considerazione dai comici nostrani. E così sono nati finti prodotti con finte pubblicità, talmente paradossali da essere quasi credibili.
Tutti si ricorderanno il Cacao Meravigliao lanciato dalla trasmissione Indietro tutta!, al punto che non pochi telespettatori lo cercarono inutilmente nei negozi, scatenando così un vero e proprio evento mediatico (1987).

A me piace però chiudere con l’Amaro Qualunque, lanciato da Francesco Salvi nel suo Mega Salvi Show (1988/1989) che rispondeva splendidamente ad una lunga serie di spot con voci profonde, uomini che non devono chiedere mai, cavalli da salvare e testosterone sprecato a destra e a manca. Buon anno!

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Arrivano gli spot di Natale, ma questo la vince su tutti.
La famiglia si riunisce in un suggestivo paesaggio innevato. Parenti che forse non si vedono mai, ma che comunque si stanno tutti un sacco simpatici. Il ragazzino adolescente ha sempre lo smartphone in mano. Ma che dico smartphone, un iPhone ovviamente, inquadrarlo non serve neanche, è cosa ovvia.
Piccola parentesi. Il ragazzino non è un nerd, ma un nativo digitale, quindi per lui la tecnologia è una seconda pelle, non ha certo bisogno di essere uno smanettone pallido e occhialuto per intendersi di queste cose.
Chiusa parentesi. Mentre tutti si divertono, si abbracciano, si salutano, giocano con la neve, il ragazzino ha sempre l’iPhone in mano. Registra ogni cosa, poi ogni tanto si ferma in un angolo, rivede, controlla, chissà che farà mai…

A fine giornata, ecco svelato l’arcano. Con un semplice gesto, grazie ovviamente ad AirPlay, invia sul mega televisore di casa il video della giornata trascorsa insieme, tutta dal suo punto di vista, selfie compresi.
E tutti si commuovono. Non si erano commossi salutandosi tra loro, si commuovono ora vedendosi mentre si salutano. Non si commuovono vedendo se stessi in un Natale di 10 o 20 anni prima, più giovani, più piccoli, più felici o chissà cosa. Si commuovono vedendo se stessi il giorno prima.

Traggo due conclusioni. La prima è che Natale è sempre Natale, i tempi per essere meno kitsch sono altri e una lacrima di commozione la si tiene sempre in tasca. La seconda è che, a quanto pare, quello che ci dovrebbe commuovere di più è la visione di noi stessi. Certo, con una buona colonna sonora e un buon montaggio, rallenty compresi, ma sempre noi stessi siamo.

Io ho appena scaricato le mie foto di Natale e giuro di non aver pianto. Mi sono domandata come mai vengo sempre male, perché abbiamo sempre la bocca piena, e perché c’è sempre una bottiglia in mezzo al tavolo che impegna l’inquadratura. Ma pianto no. Forse sono davvero un’insensibile…

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Ci sono volte in cui la pubblicità riesce a cogliere momenti fondamentali dell’esistenza, rendendoli universali come solo l’arte sa fare. E poi dicono che serve solo per vendere.

Oggi lasciatemela passare!

Pampers_ShitHappens

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Si sa che la Coca Cola ha una lunga tradizione di pubblicità al limite del kitsch.
Del resto, salvo rare eccezioni, alla Coca Cola non interessa vendere un prodotto – che si vende abbondantemente da sé – ma confermare l’adesione a un marchio, a uno stile, a una filosofia e chi più ne ha più ne metta.
Bene, questa volta la Coca Cola ha superato se stessa, con questo spot.

 


Sorvolando sul perché la migliore conclusione della frase “per ogni giornata nera” dovrebbe essere “migliaia di persone condividono una Coca-Cola”, non appena ho visto questo spot in tv ho trovato sorprendente la somiglianza con un altro spot, non proprio dello stesso genere, ma decisamente più esilarante.

 

 

La realtà riesce spesso a superare la parodia e questo è sempre meraviglioso!

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