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Archive for the ‘Come fare per’ Category

nuovo sito webAvete analizzato bene il sito di partenza e quelli della concorrenza? Bene, allora possiamo procedere con la seconda puntata.

1. Il nuovo albero di navigazione
Prendete un foglio, fate un elenco di tutti i contenuti necessari, raggruppateli con uno schema logico e solo a questo punto disegnate la nuova struttura di navigazione del sito, cercando di non superare il terzo livello di navigazione. Tracciate percorsi intuitivi e rendete esplicite le sezioni con nomi di facile comprensione. Più l’albero è semplice e coerente, migliore sarà la permanenza degli utenti sul sito.

2. L’home page
Definite uno schema di tutti i contenuti che dovrebbero essere presenti in home page. Non vi chiedo di disegnare il layout del sito, ma di stabilire il peso che dovrebbero avere i vari ingredienti.
Prevedete un lancio in home page per ogni contenuto che gli utenti devono immediatamente trovare al primo accesso, ma assicuratevi che questi contenuti siano poi presenti in modo corretto all’interno dell’albero (altrimenti una volta fuori dall’home page l’utente non troverà più quei contenuti così importanti).

3. I servizi
Garantite una buona visibilità ai servizi offerti. Possibilmente, riservate un posizionamento che rimanga fisso sia nell’home page che nelle pagine interne.

4. Punti di forza dei competitor

Andate a riprendere la lista di tutto quello che avete trovato di interessante nei siti competitor, durante la vostra analisi di benchmark. Non copiate, ma cercate di coglierne il senso (ad esempio una migliore attenzione per il cliente finale) e applicatelo alla vostra specifica esigenza.

5. Strategie social
Se il sito di partenza è un po’ datato, potrebbe essere utile lanciare canali social che forse alla precedente release non erano disponibili. Qui si aprirebbe un altro capitolo, ma per ora vi raccomando di non forzare questo aspetto. Se l’azienda ha già un proprio profilo sui principali social network il gioco è fatto. Ma se non ha ancora esplorato questo mondo, valutate se è disponibile a investire in modo coerente e costante sui social, altrimenti meglio evitare.

6. Implementazioni
Oltre ai social ci possono essere nuove soluzioni e strategie che la precedente release del sito non ha potuto o voluto prendere in considerazione. Studiate quelle migliori per il progetto specifico e proponetele: soluzioni per rendere più fluida la navigazione, per offrire una migliore assistenza ai clienti o per favorire l’interazione degli utenti. Studiate sempre, la rete straripa di novità!

7. Contenuti
Ora potete finalmente dedicatevi ai testi, dando sfogo alla creatività e riservando un occhio al SEO copywriting. Se non avete altre richieste specifiche, prendete come base i testi del sito attuale e migliorateli per renderli sintetici, chiari, efficaci e ricchi di parole chiave utili all’indicizzazione.

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website projectA volte se ne occupa il copy, a volte l’area marketing. Nell’indecisione, me ne occupo volentieri io.

Del resto ho sempre avuto una passione per l’aspetto strategico, soprattutto in ambito digitale, e quindi la mia scrivania e il mio computer si sono sempre riempiti di progetti di questo tipo. Mettiamoci al lavoro.

1. Analizzare il sito di partenza
Osservatelo, navigatelo, leggetelo. Mettetevi dal punto di vista dell’utente e cercate di raggiungere le informazioni che possono essere più interessanti per lui. Ora mettetevi dal punto di vista dell’azienda e valutate se sono abbastanza visibili le informazioni strategicamente rilevanti per lei. Questa è solo una prima occhiata, ci torneremo.

2. Fate benchmark
Cercate online i siti della concorrenza ed esaminate con attenzione il tono della comunicazione, la struttura, i contenuti e i servizi offerti. Segnate tutto ciò che notate di interessante e di originale.
Ora avete una base di riferimento per tornare sul vostro sito e analizzarlo meglio. 

3. Studiate la navigabilità del sito
Prendete un foglio e disegnate l’attuale albero di navigazione. Segnate tutti i percorsi di navigazione previsti, quindi non solo la possibilità di passare dalla home page alle varie pagine tramite il menu principale (navigazione verticale), ma anche i lanci che da una pagina rimandano a un’altra (cross link o navigazione orizzontale). Evidenziate tutte le criticità che rilevate, come link non funzionanti, pagine ridondanti, percorsi interrotti o poco coerenti.

4. Studiate i contenuti del sito
Verificate che il linguaggio utilizzato sia in linea con il settore merceologico, con il target e con il posizionamento dell’azienda. Evidenziate tutte le criticità che rilevate, in termini di densità, chiarezza ed efficacia dei contenuti nelle varie pagine.

5. Studiate i servizi del sito
A seconda dell’obiettivo del sito, potrà essere necessario offrire servizi di e-commerce, di e-learning oppure semplicemente rispondere alle domande dei clienti. Individuate i servizi presenti e valutate se sono sufficientemente visibili e facili da utilizzare.

6. Studiate l’immagine del sito
Non mi dite che siete solo dei copywriter, non ci casco. Un sito Internet deve avere una comunicazione visiva efficace. Proprio perché sono un copy, ho messo questa fase dell’analisi al punto 6, ma merita grandissima attenzione. Analizzate la coerenza del sito con l’immagine aziendale in termini di forme e di colori, ma soprattutto di posizionamento e di valori espressi. Valutate la qualità e la quantità di foto o di illustrazioni, la visibilità di bottoni e di lanci. Segnate anche in questo caso tutte le criticità che trovate e non limitatevi all’home page.

7. Confrontate le vostre criticità con quelle del cliente
Sembra banale, ma vi assicuro che non lo è. Arrivati a questo punto avrete una lista più o meno lunga di criticità, ma non è detto che corrispondano ai motivi per cui il cliente vuole un restyling del sito. Confrontate queste due liste e capirete in che direzione andare. Anche perché il cliente ha un’informazione in più: quanti risultati ha portato questo sito nel corso del tempo.

Ora potete progettare il nuovo sito!

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scrivereA volte per scelta, a volte per necessità si prende la strada della libera professione.

Per un copy non è facile, perché è una competenza molto specifica e spesso non troppo conosciuta dai non addetti ai lavori. Ecco qualche consiglio.

 

1. Createvi un gruppo di lavoro
Oppure entrate a far parte di un gruppo che già esiste. L’importante è che vi circondiate di persone di cui vi fidate, professionalmente e personalmente. Lavorando da soli potrete assaporare il gusto della libertà, ma avrete sempre bisogno di persone con cui condividere idee, scambiare consigli, trovare ispirazione.

2. Non andate soli dal cliente
Non c’è niente di male a farlo, intendiamoci. La mia esperienza, però, è che andare con qualcuno con cui collaborate è meglio. Ad esempio con l’art o con il programmatore, a seconda dei casi. Il cliente in questo modo ha un’idea più precisa delle persone che lavoreranno al suo progetto e dei ruoli di ciascuno.

3. Non fate finta di sapere quello che non sapete
Ogni cliente ha il suo settore e le sue competenze. È impensabile che voi sappiate tutto.
Per il cliente è preferibile sapere che siete persone disposte a chiedere, capire e imparare rapidamente, quindi siate onesti e fate tutte le domande del caso. Se potete, preparatevi all’incontro con il cliente con un piccolo studio preliminare, che vi permetterà di cogliere meglio quello che ascolterete in riunione.

4. Spiegate in modo chiaro cosa farete
Il cliente sa fare il suo mestiere, non il vostro. Soprattutto con il ruolo del copy, è frequente che non capisca bene la complessità di quello che fate e che tenda a sminuirlo. Non ha senso che vi offendiate quando dirà “i testi del sito li faccio scrivere alla mia segretaria” oppure “al nome del prodotto penserò io”. Spiegate piuttosto cosa potete fare per dare un valore aggiunto al progetto e chiarite bene i vari passaggi operativi, in modo che abbia presente fino a quale momento potrà cambiare idea su qualcosa e quando invece la sua approvazione sarà stata definitiva.

5. Mettete tutto per iscritto
Carissimi, non saltate questo punto. Scrivete tutto quello che farete, definite i tempi (non in assoluto, ma a partire dalla fornitura dei materiali o delle approvazioni), stabilite i prezzi e le scadenze di pagamento.
Anche se lavorate per qualcuno che conoscete bene, non fatevi prendere dalla pigrizia o dalla timidezza, è tempo ben speso e andrete davvero molto d’accordo quando avrete condiviso e firmato un preventivo.

6. Siate collaborativi
Lavorando in agenzia, avrete sempre un account che venderà il vostro progetto, difenderà il vostro lavoro e medierà sulle eventuali modifiche (o almeno cercherà di farlo). Se siete dei freelance, siete in prima linea e probabilmente da soli. Quindi imparate a vendere il vostro lavoro, senza esagerare ma senza sminuirlo.
Accettate le modifiche che il cliente chiederà, ma fategli capire che non può cambiare idea ogni cinque minuti. Assecondate le sue richieste, ma ricordategli la necessità di raggiungere gli obiettivi che si è posto.

7. Siate commerciali
Ricordatevi sempre che un buon lavoro ne chiamerà probabilmente un altro, o da parte dello stesso cliente o di altri. Tenete sempre presenti gli obiettivi del vostro cliente e seguite i risultati che raggiunge, facendo spesso ricerche in rete o sulle riviste di settore. Di tanto in tanto, ricontattatelo per proporgli nuovi progetti e nuove attività, oppure per raccontargli quello che voi state facendo. È fondamentale per coltivare un rapporto di collaborazione ed evitare che si esaurisca con la consegna di un lavoro.

Cari copywriter freelance, in bocca al lupo. Avete la mia più grande stima, quindi tenete duro!

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namingDiciamo la verità, è la grande sfida del copy. Spesso ci si blocca perché sembra di avere di fronte un campo talmente ampio di possibilità, da non sapere da che parte iniziare. Il mio consiglio è proprio questo: porsi le domande giuste per partire con il piede giusto.  

1. Qual è il mercato di riferimento?
Per prima cosa bisogna delineare i margini entro cui muoversi, in termini di settore merceologico e di area geografica. Un nome inglese, ad esempio, sarà più facilmente esportabile, così come una terminologia specifica sarà più identificativa del core business dell’azienda.

2. Qual è il target?
L’azienda rivolge il suo business ad un’altra azienda o al consumatore? E, nel caso si tratti di un consumatore, quali sono le sue caratteristiche (età, cultura, ecc…)? Parlare la stessa lingua del target permette di essere credibili, perché è ovviamente diverso rivolgersi al responsabile acquisti di una multinazionale o ad un ragazzo di 15 anni.

3. Quali sono le prospettive dell’azienda?
Spesso le aziende nascono con un campo d’azione più limitato rispetto a quello che vorranno raggiungere. Conoscere gli obiettivi futuri permetterà di creare un nome capace di rivelarsi più efficace a lungo termine.

4. Chi sono i competitor?
Questo passaggio è fondamentale. Serve innanzi tutto per creare un nome originale, ma anche per capire come si muovono le altre aziende. Molto probabilmente sarà lo stesso cliente a indicare i propri competitor principali, ma è bene non limitarsi a questo. Individuate le parole chiave che il target potrebbe utilizzare per cercare un’azienda come quella su cui state lavorando e analizzate tutti i risultati delle prime pagine. Poi segnatevi queste parole chiave, perché vi verranno utili quando scriverete i testi per il loro sito!

5. Quali sono i valori dell’azienda?
Oggi le aziende sono sempre di più portatrici di valori, che il target deve poter riconoscere rapidamente. Che si tratti di innovazione, di made in Italy, di tradizione o di economicità, l’importante è che il nome le esprima in modo più o meno esplicito.

6. Quale strategia di lancio è stata prevista?
Non sempre il cliente ha le idee chiare su questo punto, ma sarebbe importante capire quale investimento pubblicitario è previsto. Un nome totalmente inventato può avere successo se sostenuto da un’elevata frequenza di messaggi, altrimenti è preferibile una costruzione più immediatamente memorizzabile.

appunti_

 A questo punto prendete carta e penna.
Scrivete tutte le parole che vi vengono in mente, creandovi una vostra piccola (o grande) mappa semantica, con dei blocchi che individuano i concetti e i valori che volete esprimere.

Tenete sempre sotto mano un vocabolario, perché siamo sicuramente tutti ottimi conoscitori della nostra lingua, ma lo siamo soprattutto perché consultiamo spesso il vocabolario!
Appena avrete un nome, cercatelo subito su Google. Controllate che non esista già, ma verificate anche che tipologia di risultato genera il vostro nome come chiave di ricerca. Vi aiuterà a capire se si tratta di un nome ben contestualizzato nel proprio settore di appartenenza.
Infine, verificate che siano liberi i domini con le principali estensioni (almeno .it e .com). Rimandare questo controllo rischia solo di complicarvi la vita in un modo davvero evitabile.

Sono consigli di metodo, non creativi. Ma la creatività è difficile da spiegare e da schematizzare. E vi assicuro, credetemi, che il metodo è un aspetto da non sottovalutare.
Buon lavoro!

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