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Giravo tranquillamente per Milano, rilassata, in un taxi, di ritorno da un’ottima presentazione.

Ed ecco lì davanti a me una scena imbarazzante. L’affissione che pubblicizza una nuova residenza immobiliare alle porte di Milano. La guardo incredula e mi domando se sia davvero possibile evitare di copiare ogni cosa. Altri commenti non mi sembrano essere necessari.

E nel caso ci fossero dubbi, ecco l’esimio predecessore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A chiusura, un solo commento. Se proprio non è possibile resistere dal copiare, che almeno lo si faccia con firme meno autorevoli e famose. Se la creatività latita, converrebbe almeno fare affidamento sulla furbizia.

Per un bilancio di fine anno sono in ritardo, me ne rendo conto. Ma questa non è una novità quindi arriviamo al dunque. In questi giorni, in cui il lavoro è ripreso a pieno ritmo (e anzi non si è mai veramente fermato) ho pensato alle cose che, professionalmente parlando, preferirei non portare con me nel 2012.

 

1. Apple Style
Nel corso del 2011, in un brief su due (ad essere ottimisti) mi è capitato di trovare più o meno esplicita la richiesta di realizzare una comunicazione essenziale, elegante, minimale. In una parola, in pieno stile Apple. Per inciso, con tutte le sue varianti: layout pulito come Apple, icone evocative come Apple, semplicità alla Apple, colori tenui come Apple, e via dicendo. Ecco, io vorrei solo dire che per avere uno stile Apple bisogna essere Apple. Se io mi vestissi come Audrey Hepburn, non diventerei Audrey Hepburn. Di questo sono assolutamente certa.

 

2. Effetto WOW
Anche in questo caso, si tratta di un tormentone del 2011, un modo con cui molti clienti hanno ritenuto di sintetizzare brillantemente il loro brief. Perché ad un certo punto, con naturalezza, dopo aver molto parlato di obiettivi, target, fatturati, posizionamenti e chi più ne ha più ne metta, finivano spesso per dire “bisogna che la gente dica wow”. Mi sento di precisare che questo non è un brief e che non fa capire assolutamente nulla di quel che c’è da fare. Tra l’altro, la gente normale non va in giro a dire “wow” di tutto quel che apprezza. Per fortuna.

 

3. Questione di regole
Per tutto l’anno siamo stati ammorbati da spot che giravano intorno allo stesso concetto: le regole. Da rispettare, da ignorare, ci hanno insegnato a dire sì o a dire no, quel che conta è avere il coraggio di dire di sì, quel che è difficile è riuscire a dire no. Già non si tratta di un concetto particolarmente originale al primo giro, insistere mi sembra davvero imbarazzante.

 

Buon anno e buona creatività a tutti!

Lapsus giornalistico

Quale pensiero si nasconde dietro l’errore presente nella didascalia di questa foto, apparsa sulla pagina di oggi del Corriere?

L’articolo racconta di un manager trevigiano che denuncia le difficoltà e i rischi del suo essere imprenditore. Ma l’errore sembra raccontare di un/a giornalista che forse preferirebbe vedere Enrico Frare un po’ più vestito…

Insomma, a ognuno il proprio disagio.

Grow the planet

Tutto è social, tutto è condivisione e scambio. Arrivi in rete, e trovi un nuovo social network.
Quello di oggi mi piace tantissimo e lo segnalo: si tratta di Grow the planet, realizzato da una start up italiana creasciuta all’interno di H-Farm, un “venture incubator” che favorisce la crescita di nuove imprese dal talento vivace e le idee innovative.

Grow the planet è semplice e geniale. Se pensi di avere il pollice verde o desideri sapere una volta per tutte se hai qualche speranza, crea il tuo profilo e tirati su le maniche. Qui si ritrovano tutti quelli che amano coltivare la terra, poca o tanta che sia. Puoi chiedere consigli, pubblicare i tuoi progressi, guardare i tutorial e leggere gli articoli.
Le migliori soluzioni tecnologiche sono integrate: i dati segnalati in fase di registrazione permettono la geolocalizzazione del tuo orto, che genera un profilo meteo personalizzato e ti avvisa di improvvisi cambiamenti climatici che potrebbero mettere in pericolo le tue giovani piantine.


Lo dico chiaramente: dispongo soltanto di un balconcino di 2 metri quadrati e ultimamente non riesco a far sopravvivere nemmeno una piantina di basilico, causa la mia irriducibile distrazione e inconstanza. Però ho trovato giusto questa mattina un tutorial che spiega come coltivare in cassetta e questo mi ha aperto un mondo. Chissà mai…

Per inciso: Grow the planet è uno dei dieci finalisti al Techcrunch Disrupt di San Francisco.

Gesto di stile

Se copiare è una pessima idea, citare è un gesto di stile. La differenza non sto a spiegarla, perché mi sembra superfluo.
Ecco qui lo spot della Marvel per l’uscita del prossimo film Thor.

 

Per i distratti, la fonte della citazione è qui.

Quando si copia un bello spot non si ottiene un altro bello spot. E nemmeno una bella copia di un bello spot.

Recentemente online lo spot Wind in cui Aldo (di Aldo, Giovanni e Giacomo) si esercita come provetto barbiere. Vi ricorda qualcosa?

Allora proviamo a rivedere questo spot, firmato niente di meno che da Enzo Baldoni e dalle sue Balene.

Qui potete vedere soltanto il 10″, perché è difficile rintracciare lo spot originale. Grazie all’intervista pubblicato da Luca Oliverio su Comunitazione posto alcune immagini che mostrano l’inizio dello spot, che racconta la storia di un uomo che tenta di radersi con un rasoio non indicato per pelli sensibili come la sua. Il suo viso è talmente delicato che la sensazione è quella di un palloncino che scoppia al solo contatto con la lama…

La rete s’è desta

Domani si festeggiano i 150 anni dall’Unità d’Italia e io ho voglia di postare un video che ho trovato in rete in questi giorni e che mi è piaciuto molto.

Il video è stato realizzato da Tecnova, una Web Agency di Termoli.
Diciamolo onestamente: molti di quelli che lavorano in un’agenzia milanese potrebbero snobbare questo team molisano, e rispondere con gli scintillanti e tecnologicamente avanzati progetti realizzati da queste parti.
Che lo faccia qualcun altro.
Io ho guardato con attenzione il video, e mi è piaciuto.
Un po’ di retorica c’è, ma che sarà mai. Non sarà stata utilizzata una tecnologia di ultima generazione, ma il video arriva all’obiettivo. E questo perché Tecnova non si parla addosso, ma parla di quello di cui deve parlare.
E questo, a Milano, non è così diffuso purtroppo.

Secondo me, al di là di molti discorsi strategici, questo è il motivo del piccolo (o grande) successo che Tecnova sta registrando in questi giorni.

Il video su YouTube è stato visitato 34.750 volte. A cui si aggiungono le visualizzazioni effettuate direttamente sul loro sito.
Al punto che il video è diventato lo spot istituzionale per le celebrazioni del 150° sulle televisioni locali del Molise.
Nel frattempo, la pagina Facebook dell’agenzia ha 1.725 amici (me compresa!), il video stesso si è guadagnato 26 mila “mi piace”, mentre il profilo Twitter ha oltre 200 follower.
Potrei andare avanti a citare dati e raccontare tutti i siti, i portali e i blog che parlano di loro.

Però preferisco raccontare che sono stata sul sito di Tecnova e me lo sono letta tutto. E mi sono divertita, mi sono incuriosita, mi sono interessata. Ho continuato a leggere, perchè finalmente era un sito con qualcosa da leggere e io non ci credo che chi naviga in rete non ha voglia di leggere.

Quindi, secondo me ci sono alcune regole che posso (e devo) imparare. 
Fare solo le cose che si sanno fare. E possibilmente che si fanno con piacere.
Essere concreti è sempre la soluzione migliore.
L’ironia aiuta a catturare l’attenzione degli altri, ma soprattutto a prendersi meno sul serio.
E se il mare è vicino, si lavora meglio.

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